sabato 20 aprile 2013

Abbandonami, abbandonati. - Francesco Conti



Abbandonami, per sempre.
Ho implorato aiuto a te, Κρόνος
a scorrere più velocemente 
pur che il  ricordo svanisca e 
sia celato dall'oscurità.

Ho implorato aiuto a te Κρόνος
a scorrere più lentamente, 
così senta nel modo più intenso lo strazio 
e il dolore della sua assenza 
tale da distruggermi e farmi rinascere nuovamente.



Francesco Conti

sabato 6 aprile 2013

L'estasi del tempo ricordato, di Natale Anastasi


I mondi affini possono corrompersi in vuoti a perdere, come un'immagine dietro un volto ed il suo contrario.



A volte pensiamo al passato come realmente esistito, e lo rapportiamo a ciò che reputiamo sia presente, credendo che vi sia un continuum, una linea retta. Ciò crea illusioni. Le quali non hanno secondo me una connotazione negativa, ma circostanziale: possono essere d'aiuto per alcuni momenti. Però personalmente sono giunto alla conclusione (momentanea) che essendo tutto in continuo divenire sia meglio considerare il passato come un'illusione del presente ricordato. Posso avere memoria di qualcosa, ma i sensi non sono più quelli che furono: c'è perciò forse una carica immaginativa e simbolica nel ricordare? Altamente probabile. "Non esistono fatti ma solo interpretazioni", diceva qualcuno. Ed il ricordo lo vedo col volto di Nemesi. 

Forse ricordiamo ciò che serve al presente, per trarre qualche forma di energia, provando a ristabilire il contatto col nostro sentire di quel tempo che fu. Ricordando persone che magari vediamo ancora intorno a noi, non dubitando che esse coincidano con gli eventi e le azioni della scena del ricordo e che siano davvero come ci apparivano. Però forse in passato vi era una esperienza di giudizio diversa dall'attuale. Ciò che è visto con gli occhi del passato sembra quindi una carica di un residuo di significati che si attribuivano alla circostanza passata. Se il ricordo è Nemesi, suo fratello lo chiamerei Ego. 

Il ricordo delle situazioni, degli altri intorno a noi perciò come aspetti di noi e non di loro. Un'intensa carica noumenica. Puro soggettivismo insomma. 

Mi sembra quindi che vi sia un filtro presente che non permetterebbe di rivivere certe situazioni, ed annullerebbe la validità della sicurezza su ciò che è avvenuto, perché ormai i sensi sarebbero mutati. Potrebbe rimanere l'affezione a ciò che crediamo sia stato, ma se accentuato potrebbe essere forse un sentire mortifero e mortificante. Penso quindi, in conclusione, che si nasca e si muoia ogni giorno ed appena "svegli" si è già, non arbitrariamente, diversi da come si era "in passato". Un eterno presente insomma, di cui il resto sembrano fantasmi e allegorie.

Preferisco quindi "al momento" l'istantanea, l'improvvisazione, al foto ritratto. E che Dio benedica il Jazz !



giovedì 17 gennaio 2013

Didattica ed Università per gli Studenti: le nostre proposte

Queste riflessioni costituiscono una linea programmatica, un Manifesto se vogliamo, di azione volta al raggiungimento di un migliore status per tutti gli studenti iscritti in Filosofia all'Università di Catania in rapporto con l'ambito nazionale ed internazionale. 

Meritocrazia e creditologia:

Non è possibile sostenere, a nostro avviso, la commensurabilità del metro di giudizio basato sul rapporto tra il numero delle pagine da dover studiare e il lavoro effettivo per la preparazione qualitativa di un proprio percorso di studi. Tanto meno per la composizione della tesi. In pratica perciò, secondo il parere nostro, sarebbe opportuno annullare il valore ontologico-contenutistico del cfu, adibendo la sua funzionalità all'esclusivo accordo formale tra le parti (direzione - prof. – studenti) sicché il numero dei crediti potrebbe essere inferiore o maggiore rispetto alle pagine effettive da studiare, avendo così un valore puramente simbolico, non costituendo più nient’altro che questo. Significativo di impegno e non di sforzo nell'elaborazione mnemonica del numero di pagine da esso indicate. Perché la cultura non si basa sul numero di pagine da studiare, ma sul modo in cui ci si approccia ai testi ed alle domande.
In pratica quindi, per fare un esempio banale: fil. morale (9 cfu) potrebbe essere anche di 1.800 pagine, come anche di 100. Il "9" verrebbe assegnato in rapporto non alla materia stessa solamente, ma alla sua importanza nel percorso di studi. 

Poniamo il fulcro dell'attenzione quindi sul fatto che la problematica non consista nel sistema dei crediti, ma nella sua errata applicazione al campo del sapere umanistico.


Chiarificazione dei criteri di giudizio e prospettive di lavoro:

Per una più corretta valutazione, sebbene imperfetta ed approssimativa per sua e nostra costituzione, andrebbero poste più tappe per ogni singola materia. La semplice discussione di dieci, massimo un’ora secondo gli standard, non è adeguata all'analisi delle capacità degli studenti. Si propone quindi che si vengano a costituire dei laboratori di commentatio, disputatio e scrittura creativa in merito ai libri da studiare per l'esame. Valutando anche l'originalità in quanto a proposte di pubblicazione, recensioni, saggi, libri, articoli, conferenze tematiche, giornate studio.
Non è ammissibile che ci si possa laureare disconoscendo la nostra lingua scritta: bisogna essere valutati sia per come si parla sia per come si scrive .
Sui test d’ingresso alla triennale, andrebbero secondo noi valutate sia delle conoscenze di cultura generale ma anche di settori più specifici in base ai corsi scelti. Una valutazione sulla preparazione iniziale per accedere ad una classe è funzionale a conoscere il livello degli studenti e a non far credere loro che l'iscrizione all'università possa essere immediata, scontata, senza il men che minimo impegno o studio precedente.
Inoltre occorre:
- Adottare un sistema di valutazione standardizzato affinché lo studente recepisca chiaramente i criteri della valutazione ottenuta.
- Strutturare sin già dalla triennale dei piani di studio coerenti con l’ambito lavorativo che lo studente intende svolgere, e per chi non intendesse accedere ad una prospettiva lavorativa tramite questi studi, che almeno si indichi per ogni materia un criterio di trasparenza per i possibili indirizzamenti culturali. Costruire dei poli dialettici con ambiti extra-universitari e lavorativi per organizzare un opportuno orientamento per il post-laurea.
- Le interviste periodiche pubblicate sul sito ufficiale dell’Ateneo servirebbero a rendere chiara l’idea dell’offerta formativa da parte dei professori agli studenti, aumentano quindi le piattaforme di dialogo, sanando magari il malcontento generale della classe studentesca che non solo non si sente rappresentata da nessuno ma si sente
abbandonata a se stessa all'interno della Facoltà, dovendo sperare nella magnanimità di qualcuno per cercare chiarezza ai mille problemi che insorgono nella propria carriera.
- Data la scelta universitaria, quindi già specializzante in sé, mutare il Test di Cultura Generale in un test che preveda sì delle conoscenze generiche, ma che implichi riferimenti più approfonditi del corso scelto, visto che la cultura generale non è discriminante della scelta fatta.
- Periodicamente, riunirci in assemblee e discutere democraticamente dei problemi riguardanti gli studi e l’ambiente circostante con inviti rivolti ai docenti e iniziare dei dibattiti. Possibilmente una riunione mensile.

Trasparenza

Chiediamo inoltre la trasparenza totale su ogni cambiamento, modifica del piano di studi, cancellazione di materie per favorirne altre. Spiegare punto per punto in che direzione vengono stanziati i fondi e le nostre tasse.

La strutturazione dei programmi di studio

La strutturazione dei programmi di studio dovrebbe prevedere la possibilità di scegliere in base alle proprie capacità cognitive ed alle proprie aspettative. Perpetrare ancora lo studio manualistico non favorisce una conoscenza adeguata tale da poter lavorare né in ambito filologico (soprattutto se consideriamo la mancanza di materie filologiche nel nostro corso) né, mancando questa base, in prospettiva ermeneutica. Si avrà di converso una conoscenza dogmatica, superficiale, e riferita alla formulazione di paradigmi culturali imposti senza alcuna capacità di potersene distanziare. Aggiungendo inoltre che per una buona preparazione, per lavorare in ambito di ricerca internazionale, pare essere immediato il bisogno di saper tradurre almeno dal latino, dal greco, dall'inglese, dal tedesco, dal francese e dallo spagnolo.
Proponiamo in tal senso laboratori culturali di critica e commento sui testi, da rendere come fondamentali per la formazione dello studente. Gli elaborati esaminati dal consiglio docenti, tramite dei giudizi scientifici, e non di esclusivo gusto estetico, permetterebbero allo studente di confrontarsi, di crescere, di arricchire costantemente la propria bibliografia, essendo assistito da veri e propri prof-tutor. Ogni tre mesi potrebbe essere valutato il lavoro e l'inclinazione del singolo, analizzando le prospettive che potrebbe avere in rapporto alla ricerca personale e, nell'eventualità, accademica.
Non ha senso inoltre che la lezione frontale tratti problemi astratti senza confrontarli con l'attualità e con i problemi quotidiani che dobbiamo affrontare.

Apertura al pluralismo dei saperi:

Partendo poi dall'evidenza per cui con filosofia si intendono correnti, scuole, singoli pensieri, orientali ed occidentali, spesso discordanti fra loro, che vanno approfonditi bene sin dall'inizio, sarebbe lecito - come avviene peraltro in altri contesti - avere dei corsi triennali e specialistici in :

- Filosofia analitica
- Storia della filosofia antica
- Storia della filosofia medievale
- Storia della filosofia rinascimentale
- Storia della filosofia moderna
- Storia della filosofia contemporanea
- Filosofia Orientale
- Filosofia morale
- Filosofia politica
- Filosofia della Mente e Neuroscienze
- Storia delle religioni
- Estetica delle Arti 
- Epistemologia 
- Filosofia teoretica 
- Filosofia della scienza 
- Ermeneutica 
- Antropologia
- Storia delle dottrine politiche

Ovviamente se non vi è la possibilità monetaria per aprire numerosi corsi, intendiamo proporre che lo studente possa letteralmente costruire la sua carriera potendo scegliere da varie facoltà le materie che gli interessa seguire, una forma di meta-studio tra facoltà diverse.
Politica e Università
- Critica alla situazione politica dell'università tramite l'analisi dei programmi elettorali delle varie liste. La trasparenza e la natura apartitica dovrebbero essere l’essenza stessa della politica universitaria filosofica; eliminare ogni presenza di partito nella politica universitaria; la rappresentanza politica fatta da noi stessi, tramite dialogo riguardo i problemi e non tramite rappresentanza di terzi (partiti).
- Firma di questo manifesto con superamento sia del quorum che delle votazioni totali delle singole liste. Manifesto come interesse comunitario, come interesse riguardante ogni studente del corso, senza distinzione di idee e valori; la firma del manifesto interessa lo sviluppo interiore, l’aumento di capacità intellettuale e di consapevolezza di svolgere un lavoro in modo unito con tanto di dialogo, rappresentano quindi una forma costituzionale di rispetto dei diritti di ognuno.

Chi volesse collaborare con noi per il miglioramento di questo documento può contattarci liberamente, siamo in attesa dell'aiuto di tutti. 

La Redazione

Priapo e il suo pene - Francesco Conti


Clicca su Play per il sottofondo musicale


Cosa non fecero per possederla i Satiri, giovani dediti
alle danze, e i Pan con le corna inghirlandate d'aghi
di pino, e Silvano, sempre più giovanile
dei suoi anni, e quel dio che spaventa i ladruncoli
con la falce e il pene!


Ovidio, Metamorfosi, Libro XIV


Statuetta raffigurante Priapo

Priapo o Priapus, era una divinità mitologica nata nell’antica Grecia e il suo culto diffusosi successivamente nell’antica Roma. Di aspetto orrendo, la sua peculiarità consisteva nel possedere un pene di enorme dimensioni. Oggi sembra osceno e immorale immaginare una divinità con un fallo enorme, ma secoli fa, tutto veniva interpretato secondo gli usi sociali e religiosi del tempo, dunque non desti meraviglia se un fallo gigante veniva raffigurato in affreschi, vasi, e i suoi ciondoli appesi a un collo e ad un braccio.

La mitologia narra che Priapo nacque dall’unione di Dioniso e Afrodite, ed Era la regina degli Dei, diede un aspetto orribile e osceno al fanciullo per la promiscuità della madre. Un aneddoto interessante è il suo tentato stupro nei confronti di Estia (dea della casa), durante un banchetto divino in cui gli dei riposavano; il ragliare di un asino destò Estia che cacciò via Priapo ormai pronto a cavalcare la dea; da questo aneddoto la figura dell’asino ricade nell’immaginario di Priapo; l’asino è l’animale più importante nella vita contadina e possiede tra l’altro un pene di notevoli dimensioni. 


Un affresco di Priapo



Spesso la figura stessa di Priapo viene associata al padre, Dioniso, che simboleggia l’energia vitale in natura ove scorre nei mesi estivi e primaverili per poi cessare in inverno e rinascere nuovamente in primavera, (detto popolare “La primavera è la stagione degli amori” ), quel dio che è manifestazione nei frutti, nella natura, e l’uomo se ne ciba, simboleggiando con lui la sua unione. Ecco perché Priapo è il dio che protegge i campi, il guardiano dei vigneti, dei giardini, dei frutteti, dei pesci, delle api, colui che allontana i malocchi e i malefici.  La sua natura ereditata dal padre, è la fertilità, la vita come Zoé (ζωή), il seme (lo sperma nell’uomo) di ogni cosa da cui scaturisce il tutto.


Chi cercherà di saccheggiare con le sue mani
da ladro questo campicello che mi è stato affidato,
sentirà su se stesso che non sono un castrato.
Forse egli fra sé e sé dirà “nessuno verrà mai a sapere che
io sono stato rotto di dietro in questo luogo remoto fra i cespugli”.
Ma si sbaglia, perché la cosa si svolgerà davanti a dei grossi testimoni.

 Carmina Priapea XV – Minacce ai ladri (Virgilio)

Un affresco di Priapo

Per comprendere chiaramente l’immagine di Priapo, bisogna accennare alcuni rituali dell’antichità e precisare la stretta correlazione Dioniso – Bacco – Priapo e tracciare una linea generale della sessualità. Dioniso nel mondo romano assumerà il nome di Bacco e dunque per comprendere Priapo (nella religione, nella letteratura e nella società di allora), bisogna trattare parzialmente quei culti dediti a loro: culti dionisiaci e le baccanali dove la figura di Priapo era spesso presente e associata a loro.

culti dionisiaci erano culti misterici e religiosi in onore di Dioniso e considerate le prime forme di espressione teatrale nel mondo greco. Nell’immaginario comune di questi culti ricadono le orge dionisiache, dal greco (órgia pl.), pratiche sessuali che simboleggiavano la rinascita di Dioniso e dunque della vitalità che inizia a scorrere in primavera. Questi culti si diffusero maggiormente nel mondo romano, prendendo il nome di Baccanali, prevedendo sacrifici animali, processioni (come le falloforie, vedi sotto), orge, danze in onore di Bacco (dio del vino). Il mangiare carne cruda, il cibarsi dei frutti, il danzare con movimenti casuali e prive di regolarità, l’ebbrezza causata dal vino, rappresentavano per questi culti un’unione diretta con la divinità. La divinità e la sua linfa vitale tramutatasi in vino si impossessava dell’uomo, e con ciò si manifestava la contentezza della vita, ci si abbandonava all’ebbrezza e all’estasi.  


“ Evoè ! “ gridavano le Baccanti (sacerdotesse di Dioniso) durante le processioni, un grido come inno alla vita, che non cessa mai di scorrere, che rinasce continuamente dopo la morte. In questo contesto la morte era associata all’inverno, mentre la rinascita era associata alla primavera, ecco perché i culti dionisiaci e i baccanali erano svolte nel mese di Marzo, dove la natura inizia a risvegliarsi e con essa anche la linfa sessuale: la natura e il suo ciclo infinitesimale in morte/vita, inverno/primavera. 

Danze 

I baccanali furono soppressi nel mondo romano il 7 Ottobre del 186 a.c. col SENATO CONSULTO de BACCHANALIBUS. Il senato vietò ciò (si legge nel testo dello storico Livio) per la condotta immorale dei seguaci di Bacco, per la depravazione  e la sodomia utilizzata in tali culti, contrariamente gli storici di oggi ribadiscono che tutto ciò potesse essere solamente opera della fazione conservatrice e tradizionalista del senato (capeggiata da Catone), che riteneva tali culti un pericolo per la società romana e Roma stessa: in massa partecipavano ai baccanali, perfino gli schiavi, e il cittadino romano doveva assumere una posizione attiva nel rapporto sessuale che stava a indicare la sua appartenenza a Roma, mai passiva che rappresentava una condizione di inferiorità (schiavo); il cittadino che aveva un ruolo passivo nei rapporti sessuali era soggetto a multe e a sanzioni e tale legge sembra che venisse aggirata durante un baccanale; inoltre c’è da dire che i baccanali erano organizzati in associazioni e sette segrete, cosa che l’Urbe non accettava per paure di rivolte schiavili. 

[...] A entrambi i consoli fu assegnata la procedura contro le sette segrete.La cosa partì da un Greco sconosciuto che venne in Etruria non gia recando qualcuna di quelle arti che quel popolo maestro fra tutti diffuse fra noi a delizia dello spirito e del corpo; era un praticante di riti e un indovino,e non gia uno che in­sinuasse l'errore nelle menti con pubblici riti,professando apertamente una sua arte a scopo di lucro, ma un sacerdote di riti segreti e notturni: misteri quelli, a cui pochi in origine furono iniziati,e che poi cominciarono a diffondersi senza distinzione fra uomini e donne. Al rito si aggiunsero le delizie del vino e dei banchetti, perché fossero di più le menti attratte nell'errore. Quando i fiumi del vino, la complicità della notte e il trovarsi confusi maschi e femmine, fanciulli e adulti ebbero cancellato ogni limite posto dal pudore, cominciarono a commettersi depravazioni di ogni genere, poiché ognuno vi trovava pronto soddisfacimento per quello a cui eran più portate dall'istinto le sue voglie. E non ci si limitò a un solo genere di malefici, come violenze indiscriminate su uomini liberi e su donne, ma anche false testimo­nianze, falsificazione di suggelli nei testamenti e delazioni uscivano da una stessa fucina, e sempre di là azioni di magia e delitti familiari, al punto che a volte non restavano neppure i corpi da seppellire. Molto si osava con 1'insidia, ma di più con la violenza. A nascondere la violenza valeva il fatto che per le grida e il fragore dei timpani e dei cembali non si po­teva udire la voce di quelli che gridavano aiuto fra gli stupri e le uccisioni […]

Tito Livio, Ab urbe condita, libro XXXIX


Nonostate il senato consulto, i baccanali sopravvissero durante gli anni ma la loro essenza misterica fu  abbandonata, spogliata dal suo punto di vista associazionistico e perpetuandosi come semplici cerimonie divine, per poi riapparire nell’epoca imperiale (I sec. d.c).


Falloforia

Riprendendo l’uso di Priapo, possiamo citare le falloforie, processioni dove si trasportavano enormi falli in legno, (anche decine di metri) con la rispettiva irrigazione del campo con acqua e miele. È chiara l’analogia tra il  miele/acqua con lo sperma del dio Priapo in grado di generare vita nei campi e di proteggerli. Il pene dunque nell’antichità era lo strumento della vita, il VIS GENITALIS (forza generatrice) in natura e la sua forma utilizzata nella società romana.   

 […] in testa venivano portati un'anfora piena di vino misto a miele e un ramo di vite, poi c'era un uomo che trascinava un caprone per il sacrificio,seguito da uno con un cesto di fichi e infine le vergini portavano un fallo con cui venivano irrigati i campi. […]

Plutarco, l’avidità delle ricchezze libro VIII


 Il fallo dunque era un simbolo di prosperità, di fecondità e di protezione contro i malocchi e le maledizioni. Molti cittadini romani e gran parte dei legionari possedevano ciondoli con il fallo di Priapo e le abitazioni il Tintinnabulum, un campanello di bronzo a forma di pene posto all’entrata. Anche nella gestualità quotidiana Priapo ebbe un grande impatto: l’uso di toccarsi i testicoli durante il passaggio di un corteo funebre (toccarsi le parti “vitali”); i testicoli sono il garante della vita contro il malocchio e la morte stessa.


Tintinnabulum



Anche in letteratura riscontriamo la sua presenza, in suo onore furono composte le Carmina Priapea, 80 epigrammi proibiti di cui l’origine ne è incerta con l’aggiunta di poesie di Virgilio, Marziale, Catullo, Orazio, Ovidio. Nonostante il divieto di parole proibite e l’indecenza nell’udir tali parole, il fabbisogno naturale di trattare temi sessuali e di sabotare l’ipocrisia morale e le apparenze del tempo, sfociava nella composizione privata di tali proemi. La maggior parte degli epigrammi priapei tratta la punizione che la divinità può infierire ai ladri, dato che egli è il protettore dei campi e del raccolto e qui sono riportati i numeri 15,18,22,29,50.


Avercelo grande – XVIII
Un vantaggio ben grande ha il mio pene:
che nessuna donna è per me troppo larga.


Pene per i ladri – proemio XXII
Se mi derubano una donna o un uomo o un giovincello,
quella mi offra la fica, il secondo la testa, il terzo le natiche.


Un passante a Priapo – XXIX
Che possa morire o Priapo se non mi vergogno di usare
parole sconce e oscene; ma quanto tu, che sei un dio, lasciato
da parte ogni pudore mi esibisci i tuoi coglioni in
bella mostra, anche a me vien da dire cazzo e fica.


Minacce ai ladri – proemio XV
Chi cercherà di saccheggiare con le sue mani
da ladro questo campicello che mi è stato affidato,
sentirà su sé stesso che non sono un castrato.
Forse egli fra sé e sé dirà “nessuno verrà mai a sapere che
io sono stato rotto di dietro in questo luogo remoto fra i cespugli”.
Ma si sbaglia, perché la cosa si svolgerà davanti a dei grossi testimoni.


Richiesta di una grazia – L
Una certa ragazza troppo falsa (se, o Priapo vuoi concedermi
la tua benevolenza) mi prende in giro, e non me la
dà, ma neppure dice di non volermela dare: sempre trova
una scusa per rimandare.
Se tu farai sì che me la possa godere, o Priapo, cingeremo


Un altro interessante culto simile a quello priapeo e dionisiaco fu il culto di Libero, sviluppatosi dopo la soppressione dei culti baccanali (citati sopra) nelle campagne, con le rispettive falloforie, aspramente criticate da Sant'Agostino :

[…] A una grande sconcezza giunsero i misteri di Libero, poiché lo preposero ai semi liquidi e quindi non solo alle parti acquose dei frutti, fra cui in certo senso il vino ha il primato, ma anche ai semi degli animali. Mi rincresce di parlare di essi perché richiedono un lungo discorso ma ne parlo egualmente per colpire l'ottusità dei pagani. Sono costretto a tralasciare varie notizie perché sono molte. Fra le altre, stando a Varrone, nei crocicchi d'Italia furono celebrati i misteri di Libero con tanta licenziosità che in suo onore si ebbe un culto fallico, e almeno fosse avvenuto in un luogo un po' appartato ma in pubblico con sfrenata dissolutezza. Infatti durante le feste di Libero uno sconcio membro virile, esposto con grande solennità su un carretto, veniva trasportato dapprima in campagna nei crocicchi e poi fino alla città. […]

Agostino , La città di Dio (Libro VII, Il culto fallico di Libero)

Cippi fallici del Salento

Con la soppressione dei culti pagani da parte degli imperatori cristiani, tali cerimonie scomparvero, ma non definitivamente, e tutt’oggi alcune aree del Salento e dell’Italia meridionale conservano inconsapevolmente l’uso di cippi a forma fallica, un simbolo di protezione della terra.

Francesco Conti







Bibliografia
Agostino , La città di Dio (Libro VII)
Carmina Priapea
Plutarco, L'avidità della ricchezze, libro VIII
Robert Graves (19454), I Miti greci
Alberto Angela (2012), Amore e sesso nell’antica Roma , cap. VIII
Wikipedia
www.romanoimpero.com
Tito Livio, Ab urbe condita, libro XXXIX
www.salogentis.it









martedì 27 novembre 2012

Teatro greco-romano di Catania

Tibia Duplex by Synaulia on Grooveshark
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Il teatro, sinonimo di creazione ed espressione artistica, deve la sua origine agli antichi culti dionisiaci. Furono culti misterici e religiosi in onore di Dioniso, divinità del vino e dell’uva, nato dal tradimento di Zeus con Simele. Era, accecata dalla gelosia, si presenta nelle sembianze di nutrice alla contendente, convincendola della natura divina del suo amante. Simele prega e convince Zeus a presentarsi in tutta la sua potenza e divinità, ma che nessun mortale poteva sostenere. L’amante venne folgorata e ridotta in cenere, ma il feto fu salvato in tempo e Zeus stesso lo cucì all'interno della sua coscia.
Reso immortale,  Dioniso, ricondurrà la madre dagli Inferi all'Olimpo e per questo rispecchierà colui che ritorna dalle tenebre alla vita stessa. Egli è l’energia vitale in natura che scorre nei mesi estivi e primaverili, quel dio che è manifestazione nei frutti, nella natura, e l’uomo se ne ciba, simboleggiando con lui la sua unione. I succhi dolciastri dei frutti estivi, l’ebbrezza portata dal vino rappresentano l’incarnazione di Dioniso stesso, la medesima cosa uomo - natura, l’energia espressa in ritmi e danze prive di regolarità. La linfa vitale dionisiaca nei frutti e nella bevanda è la chiave all'estasi e alla vita stessa. 


Questi culti e riti misterici probabilmente furono le prime espressioni teatrali dell’antica Grecia, formando un’identità culturale in cui l’uomo poteva rispecchiarsi. Il teatro nello scorrere del tempo incarna i mutamenti che avvengono, incarna i conflitti tra la prigionia e il desiderio di libertà, una lotta, una ribellione contro ciò che è stabilito e fissato politicamente e  socialmente. Rappresenta dunque la vita della polis stessa, in ambito pedagogico e culturale (come la commedia e tragedia) e in ambito politico con le sue assemblee cittadine, giudizi e condanne.  La tragedia è la sua forma più espressiva, la fusione di danze, parole, canti rimandano alle ansie religiose e morali dei tempi.

“Tragedia è dunque imitazione, di un’azione elevata e conclusa, dotata di grandezza, con parola piacevole separatamente per ciascun aspetto nelle sue parti, di persone che agiscono e non tramite narrazione, la quale attraverso pietà e paura porta a compimento la catarsi di tali passioni”
Poetica, cap. 6, Aristotele

Lo Stagirita vede come in uno specchio le vicende tragiche della natura umana e imparerà  da ciò a parare i colpi della sorte, la disgrazia che  è la vita; è qui che avviene la catarsi, il purificarsi, il momento più alto del coinvolgimento passionale ed emotivo dello spettatore, che si libera dalle passioni in lui vissute in forma mediata e riflessa, attraverso un processo di sublimazione e risoluzione di esse.

“Nell’uomo, fin dall’infanzia, è innato l’imitare: in questo differisce dagli altri animali, perché è il più imitativo e mediante imitazione opera le prime conoscenze”
Poetica, cap. 2, Aristotele

A Roma e nel suo Imperium il teatro e l’essenza catartica viene meno, diventa solo luogo di diletto e divertimento. La prima rappresentazione teatrale romana avvenne nel  240 a.C.  con l’opera drammatica di Livio Andronico, scritta in latino. Gli antichi spettacoli romani che comprendevano danze, giochi, ludi, avvenivano in un semplice palcoscenico senza posti a sedere e quasi sempre l’unico obiettivo era il diletto, il piacere che ne si poteva trarne al sol guardare, ma gli antichi culti dionisiaci si perpetuarono nel tempo, ad esso sopravvissero nella cultura romana.

LA STRUTTURA ARCHITETTONICA DEL TEATRO:

- PULPITUM = PALCOSCENICO
- ORCHESTRA
- CAVEA = GRADINATE PER GLI SPETTATORI (divisione sociale)
- VOMITORIUM = INGRESSI O USCITE LATERALI

Struttura teatrale

Katane, polis della Magna Grecia, conserva un tesoro architettonico e archeologico della storia passata. Il teatro romano di Catania, fatto costruire su un preesistente teatro greco dove Alcibiade tenne discorso ai catanesi durante la guerra del Peloponneso, venne completato nel II secolo d.C. (tra Augusto e Adriano). La capienza era di 7000 spettatori con un diametro di 102 m. Tra le fondamenta del teatro scorre il divino fiume Amenano (rappresentato con la testa di un toro), usato allora per i diversi spettacoli acquatici. 



Il fiume Amenano, scorre tra le fondamenta del teatro e la città di Catania

Decadendo nell'epoca medievale, numerose case furono costruite nel circondario e il marmo fu utilizzato analogamente all'anfiteatro per la costruzione della cattedrale di Sant'Agata. Gli scavi diretti dal principe Ignazio Biscari, provvidero ad eliminare gli edifici all'interno di esso, riacquistando parzialmente la sua forma originale.

ODEON
A fianco del teatro, troviamo l'Odeon, edificio dedicato a spettacoli musicali e danze, maggiormente agli esercizi di canto dove poi lo spettacolo principale avveniva nel teatro a fianco. All'interno troviamo vari reparti del museo con una vasta esposizione archeologica: sezione numismatica, diverse statue tra i quali "Leda e il cigno", un ritratto di Gordiano III (220 d.c) e un ritratto giovanile del filosofo stoico e imperatore  Marco Aurelio (160 d.c.).

Il teatro greco-romano di Catania


Marco Aurelio, Leda e il cigno


Odeon

Francesco Conti


sabato 24 novembre 2012

Ku Klux Klan Tel Aviv, di Stefano Zecchinelli


1. Le borghesie imperialistiche americane ed israeliane si sono finalmente tolte la maschera: hanno bisogno di un nuovo conflitto bellico mondiale per superare la crisi economica.
Israele ha rivolto ancora una volta la sua mano genocida contro il popolo palestinese, scontrandosi con una eroica resistenza nazionale. La resistenza armata palestinese ha il diritto di vincere, e di cancellare lo Stato etnico israeliano dalle cartine geografiche. Chi nega questo lavora, a destra come a sinistra, per l’imperialismo sionista e quello americano.
L’Operazione che sta portando avanti lo Stato nazista di Israele prende il nome di ‘’Colonna di Fumo’’, ispirandosi ad un passo biblico. Nel libro dell’Esodo, nel passo 13:21-22, si legge  "E l'Eterno andava davanti a loro, di giorno in una colonna di nuvola per guidarli nella via, e di notte in una colonna di Fuoco per Far loro luce".
Questa volta, però, la sinistra palestinese e la jihad islamica hanno colpito duramente il mostro sionista: Gaza è un cumulo di macerie, ma i combattenti del Fronte popolare di liberazione palestinese, in ogni via, urlano le parole di Ernesto Guevara ‘’la patria o la morte’’, rispondendo, colpo su colpo, ai vili attacchi dello Stato ebraico.
Benjamin Netanyahu, è in piena campagna elettorale, ma Israele, in realtà non è mai stato uno Stato democratico.
Già Ben Gurion chiariva che ‘’ Lo stato ebraico che oggi ci si offre non è l’obiettivo sionista. In questa ristretta regione non è possibile risolvere la questione ebraica. Ma  può servire come fase decisiva sulla strada di una più sostanziale realizzazione sionista. Esso permetterà di consolidare in Palestina, nel più breve tempo possibile, quella reale forza ebraica che ci porterà al nostro obiettivo storico’’ (Ben-Gurion, citato in Norman G. Finkelstein, Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict, Verso, Londra e New York, seconda edizione, 2003, p. 15).
E’ molto difficile dialogare con chi lancia una dichiarazione di guerra permanente. Infatti, sempre Ben Gurion, in una lettera al figlio scrive ‘’ Lo stato ebraico, scriveva, avrà “un potente esercito – non dubito che il nostro esercito sarà uno dei più potenti del mondo – e così non ci si potrà impedire di stabilirci nel resto del paese,  cosa che noi faremo o con accordo e mutua comprensione con i vicini arabi o altrimenti”.
L’esercito israeliano ora ha un arsenale bellico che è uno dei più potenti del mondo (ci ritornerò), ma è bene chiederci come sono arrivati i sionisti a tutto ciò ? Ce lo dice l’ebreo Albert Einstein che in una lettera, del 1948, indirizzata al New York Times, scrive ‘’ Tra i fenomeni politici più inquietanti della nostra epoca, c'è nello Stato creato di recente di Israele, la creazione del "Partito della Libertà" (Tnuat Haherut), un partito strettamente imparentato nella sua organizzazione, i suoi metodi, la sua filosofia politica ed il suo richiamo sociale ai partiti nazisti e fascisti’’.
Attraverso una programmata collaborazione fra la destra sionista ed i fascismi europei. Quello denunciato da Albert Einstein è solo un punto di arrivo. Una coincidenza da analizzare con attenzione perchè l’imperialismo israeliano ha forti analogie con quello nazista.
Già negli anni ’30 le affinità ideologiche non poterono essere nascoste. Ma lasciamo parlare i diretti interessati.
Nel 1977 Begin, un terrorista nazista, salirà al potere in Israele. Begin, avrà come ideologo Abba Ahimert, che negli anni trenta aveva scritto ‘’ Sì, NOI REVISIONISTI ABBIAMO UNA GRANDE AMMIRAZIONE PER HITLER. Hitler ha salvato la Germania… E SE ABBANDONA IL SUO ANTISEMITISMO, NOI POTREMO FARE UN PO’ DI STRADA CON LUI’’.
Ma i presupposti per fare questo viaggio insieme cerano già tutti e troveranno molte conferme. Il 26 novembre 1938, giornale delle SS Das schwarze Korps, dichiarò che ‘’ Il riconoscimento della comunità ebrea, come COMUNITÀ RAZZIALE FONDATA SUL SANGUE e non sulla religione conduce il giovane tedesco a garantire senza riserve l’integrità razziale di questa comunità’’.
Nel gennaio 1941 il Lehi, organizzazione terroristica sionista, offriva la sua collaborazione alla Germania nazista e l’ 11 gennaio 1941 a Berlino giunge questa proposta ‘’ …I principali uomini di stato della Germania nazionalsocialista hanno spesso insistito sul fatto che un Ordine Nuovo in Europa richiede come condizione previa una soluzione radicale della questione ebraica, mediante l’emigrazione. L’evacuazione di masse ebree d’Europa è la prima tappa della soluzione della questione ebraica. Tuttavia, il solo mezzo per cogliere tale fine è l’installazione di queste masse nella patria del popolo ebraico, la Palestina, mediante lo stabilimento di uno Stato ebraico nelle sue frontiere storiche…’’.
Inquietanti analogie si possono trovare scorrendo testi e documenti di quel periodo storico e del resto le ricerche storiche non mancano. Quelli su riportati sono solo degli esempi che io ho ritenuto abbastanza eloquenti.
2. Come ha già detto su, Israele è tutto tranne che una democrazia.
In Israele, ad esempio, non esiste una Carta Costituzionale (1). Israele non ha delle leggi che regolano l’amministrazione della giustizia ed il potere è concentrato nelle mani dei tribunali rabbinici (2). Il potere dei rabbini è degno di una dittatura hitleriana: ad Israele non esiste il matrimonio laico, e nelle carte di identità si trova scritto ‘’ebreo’’ o ‘’non ebreo’’ e se è ebreo, ancora, ‘’laico’’ o ‘’religioso’’. I cittadini palestinesi vengono considerati cittadini di secondo rango.
Non esiste una ‘’nazionalità israeliana’’ perché questo renderebbe uguali ebrei e palestinesi ma Israele è uno Stato etnico, razzista, ed antidemocratico in perenne stato di guerra.
Vediamo, adesso, le caratteristiche dell’imperialismo israeliano.
3. La prima caratteristica di Israele è quella di avere una scarsa espansione territoriale, in rapporto al ruolo che ricopre nella catena di comando imperialistica.
La lobby sionista, la potentissima AIPAC, riesce a condizionare la politica estera americana.
Negli Stati Uniti i finanziatori di Israele sono: (1) i sionisti facoltosi ed influenti istituzioni private; (2) il governo Usa; (3) i mass media, con particolare attenzione al New York Times, Hollywood, ed altri reti televisive; (4) i vertici delle unioni sindacali e dei fondi pensione.
La CIA e Wall Disney, ad esempio, stanno convincendo che gli ebrei degli Stati del sud che se si convertiranno al cristianesimo cesseranno di essere ebrei ed allora la cacciata degli arabi dalla Palestina coinciderà con la seconda ascesa di Gesù Cristo sulla terra.
Secondo James Petras i sionisti ‘’Operando ai vertici della piramide sociale, sono in grado di influenzare la politica ed impedire alle voci dissidenti di circolare liberamente all’interno del mondo mediatico e di quello politico’’.
L’imperialismo americano si è messo del tutto al servizio del sionismo. Nel 1992 Paul Wolfowitz indica questi quattro punti strategici: (1) distruggere il potere economico, politico e militare dell’Irak che era un baluardo dell’antisionismo; (2) finanziare l’espansione di Israele e la colonizzazione della Palestina; (3) continuare a boicottare Libia, Iran e Siria, Stati canaglia vicini al popolo palestinese.
Sempre James Petras nel suo libro sul sionismo ci segnala un fatto interessante ‘’Le tecniche di tortura, insegnate da istruttori israeliani, aggiornavano, perfezionavano e confluivano nei vecchi manuali della CIA, in particolare introducendo alcune caratteristiche legate alla tortura sui musulmani, specialmente arabi’’.
Questo ha screditato in modo notevole l’occupazione Usa dell’Irak, ma gli interessi dei sionisti hanno avuto la precedenza.
L’impero americano dichiara guerra al mondo ma la CIA è letteralmente subordinata al Mossad. La CIA ha adottato il modello degli omicidi selettivi attraverso il Special Agency Program, che prevede gli omicidi mirati, e può violare la sovranità di tutti gli Stati del mondo.
4. Gli Stati nazionali, nel mondo occidentale, diventano dei lacci di trasmissione del programma, politico, economico, ed ideologico, dell’imperialismo più forte.
Se il fascismo è stato un riadattamento in Europa del modello classista rappresentato dalla Rhodesia, all’epoca creatura dei sionisti e dell’imperialismo inglese, oggi siamo davanti un processo integrale di sionizzazione del mondo.
Scrivono i capi storici delle Brigate Rosse nella loro analisi dello Stato Imperialistico delle Multinazionali:‘’ Assistiamo così ad un capovolgimento dei ruoli: lo Stato non è più come nella tradizione liberal-democratica espressione dei vari partiti, ma ora sono i partiti ad essere "espressione" dello Stato; e l'Esecutivo non è più l'espressione politica dei rapporti di forza interni al Parlamento, ma lo strumento "straniero" degli interessi della borghesia imperialista nell'area nazionale. È lo Stato cioè che ora usa i partiti, li rivitalizza attraverso il finanziamento pubblico e se ne serve per mobilitare e organizzare le masse intorno alla sua politica’’.
Lasciamo che a dare conferma ai guerriglieri urbani delle BR sia Samuel Huntington che per conto della Trilateral dice “l’idea democratica secondo cui il governo deve rispondere ai cittadini, crea in questi aspettative di soddisfazione dei bisogni e di eliminazione dei mali che affliggono certi gruppi nella società”.
Sempre Huntington avverte “L’impulso della democrazia è di diminuire il potere del governo, di aumentare le sue funzioni, e di diminuire la sua autorità”.
La nuova democrazia totalizzante prevede l’applicazione del modello autoritario sionista anche nel mondo occidentale (mentre l’imperialismo mette a ferro e fuoco le colonie ed il terzo mondo): la società israeliana è militarizzata, lo stato controllo e gestisce interi gruppi sociali, indirizzandone i comportamenti, e spingendoli ad accettare le mostruose forme di dominio della elite dominante sionista.
Poco dopo, nel documento delle BR, si trova una citazione della compagna  Ulrike Meinhof: ‘’... nella completa compenetrazione di tutti i rapporti dell'imperialismo attraverso il mercato e del processo di statalizzazione della società, attraverso gli apparati statali repressivi ed ideologici non esiste nessun luogo e nessun tempo dove tu potresti dire di qui io parto’’.
Non è casuale che proprio per ciò che riguarda me misure di sicurezza l’Unione Europea raggiunge maggiore stabilità riducendo gli Stati ex sovrani in involucri politici ed ideologici non corrispondenti al loro contenuto originario.
5. La lotta del popolo palestinese appartiene a tutte le classi sfruttate del mondo.
Se la resistenza araba – dalla sinistra marxista alla jihad islamica – riuscirà a sfondare il mostro sionista, l’imperialismo americano, gendarme dell’ AIPAC, subirebbe dei duri contraccolpi e questo potrebbe riportare il conflitto di classe all’ordine del giorno anche in occidente, dove il capitalismo in decomposizione dimostra, giorno dopo giorno, di non avere nulla da invidiare alla necrofilia hitleriana.
Israele è il pilastro della catena di comando imperialista, gli Stati Uniti il suo braccio armato: da una parte il potere economico e finanziario, dall’altro la forza militare. Un duo inscindibile, quello Usa – Sionismo, che può essere sconfitto solo sul campo della lotta armata antimperialistica. I precedenti storici non mancano !
Testi consultati:
1)      James Petras, Usa: padroni o servi del sionismo, Ed. Zambon
2)      Mauro Manno, La natura del sionismo, sito di Israel Shamir
3)      Lo stato imperialista delle multinazionali, Biblioteca Multimediale Marxista

Stefano Zecchinelli